Il sito era noto già all’epoca dei romani, che vi realizzarono un’approdo, in seguito ad un naufragio da parte del grande condottiero Caio Mario, dal cui nome fu identificato come Porto Mariano. Quindi fu realizzato un tempio pagano in ringraziamento dello scampato pericolo.

Nei secoli successivi con la traslazione della reliquia di S. Vito e dei suoi precettori Modesto e Crescenza nel 900 d.C. divenne sede della Basilica dedicata al santo. A seguito della caduta degli Svevi, la basilica fu distrutta dagli Ottomani alla fine del 1300.


Fu ricostruita un secolo dopo dai Veneziani, quale fortificazione a difesa del porto. Successivamente allontanati dal feudatario dell’epoca, essi provvidero all’insabbiamento dello stesso. Fu oggetto allora di donazione, ai SS Apostoli ( ordine Benedettino) che nel 1700 ne diedero l’attuale configurazione, destinandola ad Abbazia.



Vito apparteneva ad una illustre famiglia siciliana, ed era figlio di un signore di nome lla, molto onorato nel suo paese per i suoi possessi e le sue ricche. Ila era pagano e molto attaccato al culto dei falsi dei. Ma Vito ebbe la fortuna di avere come suoi precettori due cristiani: Modesto e la nutrice Crescenza. Questi gli istillarono una giusta avversione agli dei ed un amore sincero ed ardente verso Gesù Cristo. Fu battezzato all'insaputa di suo padre. Ebbe anche il dono dei miracoli. Ottenne con la sua preghiera la vista ai ciechi, agli infermi la sanità, agli indemoniati la liberazione da Satana.
Valeriano, delegato dell'Imperatore Diocleziano andò in Sicilia come persecutore dei cri­stiani e fece chiamare il padre di Vito, Ila, e gli comunicò che, secondo le leggi dell’imperatore, aveva il dovere di far arrestare e punire suo figlio, il cristiano Vito.
Ila tentò in tutti modi di distogliere Vito dal Cristianesimo, ma tutte queste arti non impressionarono il cuore del santo.
Egli, bene istruito nella vera religione e nel disprezzo degli dei, parlò in modo mirabile al padre e gli presentò argomenti tanto convincenti da tentare di indurlo a seguire la religione cristiana. Infine professò che né promesse, né minacce, né privazioni, né tormenti anche dei più crudeli e neppure la stessa morte avrebbero potuto distoglierlo dall'Amore di Cristo Gesù.
Per questo Valeriano lo fece arrestare e condurre al suo tribunale. Ordinò che denudato fosse battuto, ma le braccia di quanti ten­tarono di denudare il giovane martire rimasero inerti e la mano che Valeriano aveva teso nel pronunziare la sentenza rimase inaridita.

Il figlio di Diocleziano, il grande persecutore dei Cristiani, era posseduto dal demonio e tormentato crudelmente. Il Principe fece ricorso a tutte le arti superstiziose pur di ottenere la guarigione del figlio, ma il demonio chiaramente disse che soltanto Vito Lucano avrebbe potuto scacciarlo. L'Imperatore fece ricercare il Santo e, trovatolo, lo fece condurre a Roma insieme a Modesto e Crescenza. Quindi li introdusse nel suo palazzo.

Diocleziano supplicò Vito affinché liberasse dal demonio quel suo figlio e Vito, accostatosi all'indemoniato e posto la sua mano sul suo capo, con forza ed autorità grande, in nome di Gesù Cristo, impose a Satana di lasciare libera quell'anima. Si udì un gran fragore e molti idolatri che si erano preso gioco dei Santi Martiri morirono. Diocleziano invece di confessare la divinità di Cristo, non rispar­miò nulla per distogliere il giovane dalla Religione Cristiana. Gli offrì la sua protezione e l'ospitalità nel suo palazzo, ma Vito rispose che tutta la sua generosità era nulla confrontata aGesù Cristo unico tesoro incomparabile che non avrebbe lasciato mai per tutti gli ori del mondo. Allora Diocleziano ordinò che Vito e i suoi compagni fossero gettati in una oscura prigione e proibì a chiunque di visitarli e di portare soccorso.

L'ordine fu eseguito. Ma i Santi Martiri nella solitudine degli uomini furono visitati dagli angeli e da Gesù Cristo stesso che riempirono la loro prigione di una luce e di un profumo celestiale. Diocleziano conosciuto che la prigione si era trasformata in un luogo di delizie li fece chiamare e fece gettare San Vito in un forno acceso con pece, resina e piombo fuso. Ma il Santo segnatosi col segno della croce ed invocato il nome di Colui che liberò i tre fanciulli dalla fornace di Babilonia, vi restò senza subire alcun male. L'impeto del fuoco non lambì neppure un capello della sua testa, mentre il suo volto era più raggiante. Il Principe, ancor più ostinato, fece esporre il Martire ad un leone il cui ruggito atterriva tutta l'assemblea. Ed il leone, ammansito, andò a lambire i piedi del Santo. A questo prodigio, molti idolatri si convertirono. L’ Imperatore attribuendo anche questo miracolo all'arte magica, ordinò che Vito e i suoi compagni fossero legati al cavalletto e li fece crudelmente tormentare fino all'esaurimento.

San Vito, fra i tormenti elevò il suo sguardo a Dio, e il cielo si rannuvolò in un baleno. Seguirono tuoni ed altri prodigi che riempirono l'anfiteatro di spavento. Dei fulmini caddero sul tempio degli dei e li distrussero. L’ Imperatore, pieno di confusione e di dispetto scappò via. Un angelo allora discese dal cielo. Staccò i Martiri dal cavalletto, restituì loro la sanità e li ricondusse, miracolosamente presso il fiume Scie, donde Diocleziano li aveva fatti venire. Lì San Vito ringraziò Dio che tanto li aveva aiutati nella persecuzione e che aveva restituito loro la sanità e lo pregò perché rendesse loro il premio della eterna felicità. La sua preghiera fu esaudita ed una voce dal cielo annunziò che per loro era ormai pronta la corona di gloria.

I Santi resero grazie a Dio. Poi San Vito raccomandò ai presenti di seppellirli in quello stesso luogo e assicuro una costante assistenza ed intercessione presso Dio. Le loro anime, ripiene di meriti e pronte al premio eterno, salirono al cielo il 15 giugno dell'anno 303 circa.

Si rappresenta S. Vito in una caldaia piena di pece, resina e piombo liquido. Spesso è rappresentato insieme a Modesto e Crescenza che condivisero con lui la palma del martirio. In Italia è rappresentato con accanto un cane, forse per indicare la fedeltà dei suoi precettori i quali lo accompagnarono anche nel martirio sostituendosi all'ingrato e all'infedele padre. Viene anche rappresentato con accanto dei leoni ed altri animati feroci, per ricordare che fu esposto alle belve. E’ invocato contro il cosiddetto "Male di S. Vito,', contro il colera, i cani e contro la rabbia. E’ il protettore degli artisti.


Una nobildonna di nome Florenza, principessa di Salerno, fu salvata da una tempesta sul fiume Sele, presso la località della Basterna. Mentre la nobildonna era per annegare nelle acque del fiume, le apparve per volontà di Dio, San Vito che la liberò dal pericolo. La principessa, grata per il miracolo ricevuto, approfondì maggiormente la sua fede nella santissima Trinità e fece voto a San Vito ed ai suoi compagni di trasferire i loro corpi, per una degna e onorifica sepoltura, in un luogo detto "Marianus", in conformità al desiderio manifestatole dal santo.

La illustre donna, impressionata dalla visione del santo, non chiese allo stesso dove fosse il "Locus Marianus", ma fece fare diligenti ricerche dai suoi servi nella speranza di conoscere la esatta ubicazione del predetto "Locus". Le ricerche riuscirono vane. Florenza, donna di vita lodevole e di ammirata bontà, addolorata per non essere riuscita a conoscere la ubicazione del 'Locus", dopo avere a lungo meditato, pregato e pianto, decise di fare seppellire, con grande onore e rispetto, i resti mortali dei santi presso il fiume nella località nella quale erano stati ritrovati. Fece costruire una Chiesa con tre altari.

Florenza, ispirata da Dio, insieme al fratello Berardo, decise di fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Fece costruire ed allestire una grande nave ed in venti giorni di navigazione giunsero al porto di Accon. Dopo una sosta di tre giorni, con ammirevole devozione, si recarono in pellegrinaggio, per quindici giorni, prima al Santo Sepolcro e poi agli altri luoghi santi. Nel frattempo Dio permise che il fratello della principessa si ammalasse. La principessa, grandemente addolorata, con vera fede pregò il Divino Redentore e i suoi Santi Protettori per implorare la guarigione del fratello Berardo.

Addormentatasi per la stanchezza, le apparve in sogno San Vito e le assicurò la guarigione dei fratello purché ella avesse seppellito i loro corpi nel "Locus Marianus". Nessuno potrebbe dubitare che il benigno e misericordioso Iddio permise la malattia di Berardo, fratello della principessa, per infiammare maggior­mente i loro cuori nell'amore di Dio e per compiere quei prodigi che Egli, nella sua bontà, aveva predisposto. La sofferenza, come suole, corroborò la fede dei due fratelli e fu fonte di benedizioni divine.

Appena desta dal sonno, la principessa vide un giovane, dalle apparenze di medico, che le chiedeva: "Cosa mi dai in ricompensa della guarigione di tuo fratello?" E la principessa: "La metà dei miei beni". Ma il giovanetto sorridendo: "Non chiedo altro se non di essere portato con voi in Puglia, presso il "Locus Marianus". La principessa, allora, supplicò il Giovane che le dicesse dove mai fosse quel “1ocus” e il Giovane: “In Puglia, rispose, presso il "Castrum Polymnianense (Polignano a Mare); una volta distrutto dall'esercito ostile di Giulio Cesare". Quindi il Giovane Medico, preso per mano l'ammalato gli disse: "In nome di Gesù, sta' sano". I presenti, tutti quanti stupiti, ammirati ed estasiati riconobbero nel giovane medico San Vito.

Senza alcun indugio la principessa Florenza, il fratello Berardo e il loro seguito fecero ritorno ad Accon e ripresero la navigazione sulla via del ritorno. Tutti innalzarono grazie a Dio e, sotto la protezione di San Vito, dopo 24 giorni di navigazione pervennero al 'Locus Marianus" dove c'era un bellissimo porto. Approdati, chiesero ad un vecchio che sedeva sugli scogli il nome della località ed ebbero conferma che erano finalmente giunti al "'Locus Marianus". La principessa ordinò di sbarcare ed inviò alcuni messi a Bari ad acquistare molti cavalli. In sette giorni, la principessa, il fratello Berardo e uomini del seguito raggiunsero la località presso il fiume Sele dove erano i Santi Martiri.

Fu organizzata la solenne Traslazione delle Reliquie dei Santi. Presero parte alla Traslazione: l'Arcivescovo Nicola, la Principessa Florenza, Berardo, un gran numero di religiosi, il popolo. Deposte le reliquie in preziose urne, in pochi giorni, il religioso corteo raggiunse Canosa dove era vescovo Pietro sotto la cui giurisdizione era il "Locus Marianus". Il vescovo Pietro accolse con gioia quanti accompagnavano le Sacre Reliquie e dopo essersi informato di tutto ed avere preso conoscenza delle lettere del Sommo Pontefice, si associò anch'egli al corteo. Giunti al “Locus Marianus" decisero di fare costruire una Chiesa ad onore dei Santi Martiri. La principessa Florenza, senza risparmio di spese, in breve tempo la fece erigere.

Lì furono deposte le reliquie dei Martiri. Lì ancor oggi riposano. Per loro intercessione Dio continua ad operare miracoli e prodigi. Tutto questo si compì nell'anno 801 dalla Incarnazione del Nostro Signore Gesù Cristo. La principessa Florenza acquistò alcuni poderi che donò ai frati benedet­tini che allora stavano in quel 'Locus", perché sempre adorassero Gesù Cristo e venerassero i corpi dei Santi Martiri.


Miki Carone è nato a Bari nel 1952 sotto il segno del Sagittario.
Studi: Accademia di Belle Arti di Bari. DAMS Università di Bologna.
Ha insegnato Scenografia presso l'Istituto d'Arte di Parma dal 1978 al 1988.
In collaborazione con Rosalba Branàha ideato: nel 1987 la galleria d'arte Zelig di Bari; nel 1992 il Festival dell'arte "Ritorno al Mare" di Polignano; nel 1995 "Artisti alla finestra" a Ostuni; nel 1998 Palazzo Pino Pascali, il Museo Comunale d'Arte Contemporanea di Polignano a Mare.

Dal 1994 vive e lavora nell' Abbazia di San Vito a Polignano a Mare (Bari) dove nel 2003 ha aperto il laboratorio di mosaici Atelier Blu.

Dal 2008 insegna Mosaico presso l’Accademia di Belle Arti di Bari


Sorta su di un centro preesistente, quale città (polis) nuova (nea), l'antica Neapolis Peuceta fu frequentata fin dal Paleolitico medio e superiore, dati i ritrovamenti in località Ripagnola - Grotta del Guardiano e Grotta dei Ladroni e soprattutto nella contrada Scorza di Santa Barbara con l'Ipogeo Manfredi che costituisce uno dei più rilevanti insediamenti nella paleostoria neolitica della Puglia centrale.

Favorita dalla vicinanza alle principali vie di traffico e dalla presenza di numerose cale, Polignano divenne fiorente centro commerciale
Luogo di transito, in età romana la cittadina fungeva da statio lungo la via Traiana che conduceva dalla capitale a Brindisi.

L'inizio della dominazione normanna (nel secolo XI) favorì una straordinaria fioritura dell'ordine benedettino, l'Abbazia di San Vito si aggiunse al Monastero di San Benedetto. Da quel momento, Polignano seguì le sorti del Mezzogiorno d'Italia con le dominazioni sveva, angioina ed aragonese.


IL BORGO ANTICO

E' il centro storico il luogo di incontro più frequentato da visitatori e turisti.


Varcato l'Arco Marchesale, sulla sinistra vi è il Palazzo Pino Pascali, luogo di incontri culturali ed artistici, e la barocca Chiesa del Purgatorio, costruita sul sito della cappella di San Martíno, luogo di sepoltura di coloro che, per vari motivi, non potevano essere accolti all' interno delle chiese.

Nella Piazza Vittorio Emanuele II, l'antica Piazza dell 'Orologio, troneggia la Chiesa Matrice, sorta con ogni probabilità su un tempio pagano.

L'altra grande piazza del borgo antico è San Benedetto ricavata dalla demolizione del monastero benedettino nel 1932.

Percorrendo i vicoli tra le case imbiancate di candida calce si giunge alle logge, balconate a strapiombo sul mare: a partire da Santa Candida, in fondo a via Mulini, fino al bastione Santo Stefano, alle spalle dell'antica Chiesetta omonima.
 


LE CHIESE

Il patrimonio artistico si ritrova per lo più nelle chiese, a cominciare da quella di Santa Maria Assunta.

Situata nel cuore del centro storico, conserva pregiate opere in pietra calcarea di Stefano da Putignano. La più significativa è il Presepe, custodito nella cappella edificata dalla famiglia dei Buonospirito nel 1503. Dichiarato monumento nazionale, è stato raffigurato su un francobollo emesso dalla Zecca dello Stato. Di notevole pregio sono anche la Pietà e la Madonna col Bambino, collocate rispettivamente a sinistra e a destra dell'altare maggiore.


All'interno della chiesa, è possibile ammirare anche il Pulpito (XVI sec.), il Coro ligneo con le immagini dei Santi (XVII sec.) e l'Organo monumentale (XVIII sec.). Nella sacrestia, si conservano tele dei secoli XVII e XVIII, la Legenda del Martirio di San Vito, il Polittico di Bartolomeo Vivarini (XV ... L'ARTE ... sec.), e le statue lignee dell'Immacolata, di San Benedetto e San Bernardo, antichi paramenti ed una lettera di Sant'Alfonso Maria dé Liguori, provenienti dal Monastero di San Benedetto.

 

La chiesa di Sant'Antonio, a lungo sede di un convento di Padri Minori Osservanti, fu costruita alla fine del '500 e dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Vi si conservano il Coro del 1768 e alcune tele di pregio (XVII sec.).

L.a chiesa dei Santi Cosma e Damíano, (fine XIX sec.) costruita su una chiesetta precedente, custodisce al suo interno, oltre alle statue dei Santi Medici, anche due sculture realizzate da Stefano da Putignano: San Rocco e San Sebastiano, che, come il bell'Altare barocco in marmo, provengono dal monastero di San Benedetto.


IL SANTO PATRONO

San Vito, patrono della città, il cui culto è legato alla leggendaria traslazione delle reliquie nel 801 ad opera della principessa Fiorenza, da Basterna, alle foci del Sele, al Porto Mariano, l'attuale villaggio di San Vito.

 

Polignano ricorda l'evento con una suggestiva processione a mare nella quale il Santo, trasportato su un altare galleggiante, conduce i fedeli in un corteo di barche e fiaccole dall'Abbazia di S. Vito al porticciolo di Cala Paguro.



Dopo aver percorso le acque sottostanti il paese, tra spettacoli pirotecnici e bande musicali, il Patrono riceve dal Sindaco le chiavi della città dando inizio alla processione che si conclude in Piazza dell'Orologio dove, con una macchina scenica, l'effige del Santo ascende in trionfo in uno spettacolare altare barocco.
 


GLI UOMINI ILLUSTRI

Polignano annovera tra i suoi figli illustri due autentici talenti: Domenico Modugno, che da qui iniziò a VOLARE verso il mondo delle note e Pino Pascali che, con il carattere innovativo della sua ricerca, ha saputo ottenere un MARE di consensi nelle arti visive a livello nazionale e internazionale.


L' ECONOMIA

Nota soprattutto per le sue marine, Polignano possiede ampie e fertili zone rurali che si estendono verso i comuni limitrofi: Mola, Conversano, Castellana e Monopoli.

 

La campagna polignanese, caratterizzata dalla presenza di ulivi secolari, dai tipici muretti a secco e dalla tipica vegetazione mediterranea, è coltivata prevalentemente ad orti da piccoli e medi proprietari.

Non mancano tuttavia moderne aziende agroalimentari impegnate nella coltivazione intensiva di prodotti tipici locali, patate e verdure in primo luogo, diretti verso i mercati europei.

Testi a cura dell'Associazione Culturale Polignano d'amare

 
 

Spiagge di Polignano a Mare - Info sul Paese di Polignano a Mare


"Di tanto in tanto sulla costa si vedono delle città di un bianco abbagliante che sembrano venire fuori dalle Mille e una notte, come Polignano a Mare, arroccata su una roccia a picco sul mare"...

Scriveva così Joseph Viktor Widman, viaggiatore tedesco di inizio secolo, affascinato dalla suggestiva bellezza del nostro territorio, percorrendo il litorale tra pacate insenature e intriganti grotte.

La scogliera si dischiude in calette naturali, tra le quali San Giovanni, San Vito, Cala Ponte - il nuovo porto - Cala Paguro, Cala Porto - l'antico approdo della città - Cala Sala (Port'Alga) e Cala Incina, al confine con Monopoli.

Anticamente luoghi di traffici e scambi marittimi oggi sono meta privilegiata sia per gli appassionati della canna da pesca che per agli amanti delle bellezze paesaggistiche e offrono riparo a tenaci pescatori di prelibato pesce di scoglio.

Grazie ai molti corsi d'acqua sotterranei e ad un ecosistema inalterato, i fondali del mare di Polignano custodiscono specie di flora e di fauna uniche che stanno suscitando interesse in ambito scientifico.


Le grotte testimoniano la presenza dell'Uomo, sin dall'epoca pleistocenica o glaciale: a Rípagnola la Grotta dei Ladroni e la Grotta del Guardiano, a Pozzo Vivo la Grotta dei Colombi.

Le grotte marine, la Grotta Ardito, la Grotta delle Monache, la Grotta Stampagnata, la Grotta delle Rondinelle ... già con i loro nomi rimandano a memorie e leggende.

Molte sono visitabili solo con una indimenticabile gita in barca e alcune arrivano fin sotto il centro abitato e, non di rado, si fondono con le cantine.

La più famosa è senza dubbio la Grotta Palazzese, così definita per via della sua maestosità e forse anche per l'appartenenza alla famiglia dei Miani, un tempo feudatari di Polignano.

Visitata nei secoli da persone e viaggiatori provenienti da ogni dove, è suggestiva per via del suo ristorante che la rende un posto unico al mondo.

Testi a cura dell'Associazione Culturale Polignano d'amare

 

Spiagge di Polignano a Mare - Info sul Paese di Polignano a Mare


Data la sua posizione geografica Polignano consente di visitare agevolmente l'intero territorio del sud-est barese e... non solo.

Percorrendo la scorrevole strada statale 16 in direzione Bari, dopo aver superato San Vito, San Giovanni (con la sua spiaggia attrezzata) e Cozze, incontriamo Mola, città marinara con un interessante porto turistico e un discreto numero di pescherecci; uno dei suoi luoghi più significativi è senz'altro il bel Castello Angioino.

Seguendo la strada provinciale 121, attraversando la fertile campagna di Macchialunga e delle Torri, si giunge a Conversano, l'antica Norba, centro di storia e cultura, con un imponente Castello Normanno. Sulla strada statale 634 subito dopo Conversano vi sono Rutigliano, patria del fischietto in terracotta e Noicattaro, centro di produzione di pregiate uve da tavola.

Percorrendo la strada provinciale 120, dopo aver superato Casello Cavuzzí, Torre Catena e Tríggianello, c'è Castellana, nota soprattutto per le sue meravigliose Grotte carsiche. Poco oltre, Putignano, centro artigianale, il paese con il Carnevale più lungo d'Italia che comincia il 26 dicembre.


Proseguendo per la Strada Statale 172 si giunge ad Alberobello, unica nel suo genere per la singolare architettura dominata dai caratteristici trullí, riconosciuti patrimonio dell'Unesco e Locorotondo, che ha saputo affermare sul mercato la sua produzione vitivinicola. Ancora oltre, raggiunto il gradino più alto della Murgia in direzione Taranto, ecco Martina Franca, fiorente e barocca cittadina, sede del Festival della Valle d'Itria.
 


Da Polignano, percorrendo la Strada Statale 16 verso Brindisi, dopo Pozzo Vivo e Torre Incína, incontriamo Monopoli, cittadina popolosa dalla fiorente economia mercantile, porto rilevante sin dai tempi dei bizantini e dei normanni. Proseguendo lungo la litoranea, si incontra l'apprezzata zona archeologica di Egnazia. Più oltre, dopo la marina di Savelletri, percorrendo la Strada Provinciale verso l'interno si raggiunge Fasano, sospesa fra il mare e la collina: pochi chilometri di bella strada panoramica conducono alla Selva, fresca zona residenziale immersa nel verde a poca distanza dallo  Zoo safari e da Fantasylandia.

Proseguendo sulla Strada Statale 16, in direzione Brindisi, ci aspetta Ostuni, la città bianca, abbarbicata su una collina.

Chi soggiorna a Polignano e vuole allargare un tantino l'orizzonte turistico culturale può visitare altri splendidi tesori della terra di Puglia. Tra i tanti, solo per citarne qualcuno, ricordiamo:


Trani, nota soprattutto per la sua Cattedrale romanica, una delle più suggestive d'Italia;

Andria, con il suo Castel del Monte, inserito nel patrimonio storico-artistico dell'Unesco. Costruito su un colle in un'ampia radura, ha pianta ottagonale,
torri ottagonali e una infinita girandola di numeri e simboli, carichi di atmosfere suggestive. Attribuito aFederico Il di Svevia è forse la costruzione più esoterica dell'Europa meridionale;

Ruvo, con la sua Cattedrale ricca di scavi e ritrovamenti interessantisimi e il bel Museo Jatta;


Matera, con i Sassi (patrimonio dell 'Unesco) tappa obbligata per il turista che visita il Mezzogiorno e, non ultima,

Bari che, a soli 30 chilometri, rappresenta per i Polignanesi un tuffo nella frenesia della città contemporanea: con i mille problemi delle Città ma con la consapevolezza delle tante opportunità socio-culturali che esse possono offrire.

 

Testi a cura dell'Associazione Culturale Polignano d'amare

Per altre informazioni sulla Puglia ti invitiamo a visitare il sito www.pugliablu.com

 

 

 
 

Le nostre recensioni

Gallery San Vito

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Cosa dicono i nostri clienti

Ottimo pesce ed ottima accoglienza. Ci siamo recati in questo locale dopo aver letto un articolo su una rivista di viaggi ed effettivamente merita..
Una buona cucina ... abbiamo scelto il menu fisso vista l'occorrenza ed abbiamo gradito tutto ... l'aggiunta della frittura è stata la ciliegina :) ci tornerei per cenare con menu alla carta...
Un posto situato sul mare,lontano dal caos cittadino....pranzo sublime e ricco di portate ad un prezzo accessibile,lo staff cordiale e disponibile. Provare per credere..
Posto incantevole, professionalità cibi genuini e ben cucinati, servizio attento e gentile. Sicuramente da consigliare e da tornare. A presto!
Cibo buonissimo con specialita di pesce, posto caratteristico con un panorama fantastico!!! Lo consiglio..
Ci siamo capitati assolutamente per caso, lo chef ci ha mostrato un cesto di pesce freschissimo che ha poi trasformato in una zuppa squisita con cui ha condito anche i tagliolini. Davvero buonissimo e tutti gentili..
Una grande esperienza dietro a questo ristorante di sicuro, Prodotti freschissimi servizio ottimo e tanta affidabilità. Ci torneremo e anche per un'occasione speciale..
Abbiamo fatto un pranzo di famiglia in questo ristorante e devo dire che abbiamo mangiato molto bene. La cucina è ricercata e di qualità e i sapori non tradiscono le aspettative. Anche la presentazione dei piatti è molto curata. Ottima esperienza..
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